I salesiani in Siria continuano ad assistere le vittime del terremoto

Il terremoto avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 febbraio, di magnitudo 7,8 della scala Richter, ha provocato centinaia di morti e migliaia di feriti in Turchia e Siria. 

“Durante la notte il terremoto è stato avvertito in modo molto forte e prolungato, e altre scosse sono state registrate durante il giorno”, spiega fr. Alejandro Leon, provinciale dei Salesiani in Medio Oriente. Il centro salesiano di Aleppo ha subito danni limitati, con crepe e alcune finestre rotte, ma sia i salesiani che le persone che servono stanno bene e sono al sicuro. Situazione simile anche nelle altre due opere, Damasco e Kafroun. 

Non appena la terra ha iniziato a tremare, alcune famiglie hanno lasciato le loro case e si sono rifugiate presso il centro dei salesiani nel cuore di Aleppo, in cerca di aiuto e rifugio, e il numero è continuato a crescere durante il giorno e la notte successiva. Lì sono state accolte e hanno ricevuto vestiti caldi, cibo e conforto. Ad oggi, più di 300 persone sono ospitate nel centro: le loro case sono state fortemente danneggiate durante la guerra e si sentono più al sicuro nel centro dei salesiani.

A Kafroun la situazione è simile, molte famiglie hanno subito danni alle porporie abitazioni e hanno chiesto di trasferirsi temporaneamente presso la casa per ricevere assistenza e sentirsi al sicuro. 

L’epicentro del terremoto è stato Kahramanmaraş, nel sud della Turchia, al confine nord-occidentale con la Siria. Ad Aleppo sono crollati centinaia di edifici e il numero delle vittime è ora stimato intorno alle 900, oltre a centinaia di dispersi sotto le macerie e migliaia di feriti. Nelle altre località dove i salesiani operano, i numeri di vittime e feriti sono più limitati ma importanti danni  materiali e infrastrutturali sono stati registrati al momento delle scosse e successivamente. 

I Salesiani, che dallo scoppio della crisi siriana nel 2012 sono attivamente impegnati ad assistere la popolazione in condizioni di maggiore vulnerabilità e povertà, stanno offrendo riparo e aiuti di emergenza alle persone colpite dal terremoto, già  estremamente provate dalle conseguenze di una guerra più che decennale, una profonda crisi economica e finanziaria e un inverno freddo e nevoso. 

Per supportare il lavoro dei salesiani in Siria a favore delle famiglie  più colpite dal terremoto, è possibile donare attraverso trasferimento e bonifico bancario sui seguenti conti:

Direzione Generale Opere Don Bosco 

Via Marsala 42  00185 Roma

Banca: Banca Popolare di Sondrio

AGENZIA N. 2 – ROMA  Via Gherardi Silvestro 45 00146 Roma

IBAN: IT54O0569603202000004655X77

BIC/SWIFT: POSOIT22

Causale: Emergenza Terremoto Siria

oppure:

Fondazione don Bosco nel mondo “Ramo beneficenza ONLUS”

Banca Popolare di Sondrio

IBAN IT86 O056 9603 2020 0000 7100 X00

Filiale 072 Roma – ag. 2

Swift POSOIT2106I

Causale: Emergenza Terremoto Siria

Per domande ed informazioni: pdo@donboscomor.org

Portogallo – I Delegati Ispettoriali della Regione Mediterranea riflettono sull’animazione missionaria

Lisbona, Portogallo – novembre 2022 – Dal 25 al 28 novembre si è tenuto a Lisbona, in Portogallo, l’incontro dei Delegati Ispettoriali dell’animazione Missionaria (DIAM) a livello della Regione Mediterranea. Sono stati affrontati vari temi, tra i quali è opportuno citarne alcuni: I giovani missionari in Europa, La sinergia tra animazione vocazionale e vocazione missionaria, Riflessione su “Laudato sì’’. Tutti i temi sono stati contestualizzati dai partecipanti attraverso la condivisione che è stata fatta dopo ogni incontro. La presenza di don Alfred Maravilla, Consigliere Generale per le Missioni, ha aiutato ad affrontare alcune delle sfide che si vivono all’interno dell’animazione missionaria nelle varie Ispettorie. È stata sottolineata l’importanza di prendere in considerazione l’animazione missionaria delle comunità salesiane, che rischierebbe di essere trascurata concentrandosi solo sulle varie iniziative missionarie giovanili. I momenti di preghiera e di fraternità sono stati oggetto di ammirazione; hanno dato all’incontro un’impronta di famiglia e di “missionarietà”, che sono proprie dello spirito salesiano. I partecipanti si sono sentiti a casa grazie all’accoglienza generosa dell’Ispettoria portoghese e grazie alla cura organizzativa da parte del DIAM portoghese don Sílvio Faria. Alla fine, tutti sono tornati nelle loro Ispettorie con uno spirito rinnovato, con zelo evangelico e con il desiderio di andare avanti con le cose buone che si stanno già facendo e anche di pensare a come mettere in atto le varie sollecitazioni emerse dall’incontro.

Agenzia Notizie Salesiana

Palestina – Inizio della Scuola Salesiana di Comunicazione Sociale in Medio Oriente

Lunedì scorso, 10 ottobre, ha avuto inizio nell’Ispettoria “Gesù Adolescente” del Medio Oriente (MOR) la Scuola Salesiana di Comunicazione Sociale (SSCS). Tale percorso si è aperto con un primo incontro, realizzato in modalità digitale, presieduto dal Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale della Congregazione Salesiana, don Gildasio Mendes, e che ha visto la partecipazione anche del Superiore dell’Ispettoria MOR, don Alejandro León, del Delegato Ispettoriale per la Comunicazione Sociale, don Pier Jabloyan, di cinque giovani missionari salesiani, e dei giovani comunicatori rappresentanti i diversi centri salesiani dell’Ispettoria.

Venticinque sono stati in totale i partecipanti, con circa due persone collegate per ciascuna delle opere o scuole salesiane dell’Ispettoria: Il Cairo – Zeitun, Il Cairo – El Sahel e Alessandria (Egitto); Damasco, Aleppo e Kafroun (Siria); El Houssoun e Al Fidar (Libano); Nazaret (Terra Santa).

Questa prima sessione si è concentrata sulla presentazione dei contenuti e degli obiettivi della SSCS, che si svolgerà concretamente nei prossimi incontri, e ha permesso di realizzare un primo momento di conoscenza e interazione tra tutti i partecipanti. Nei prossimi cinque appuntamenti, seguendo lo schema predisposto dal Settore per la Comunicazione Sociale, la SSCS affronterà 5 argomenti guidati da persone diverse, ciascuna secondo la propria specializzazione:

–     La dimensione biblica della Comunicazione, con don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale.

–     La dimensione sinodale della Comunicazione, con don Harris Pakkam, Direttore Editoriale dell’Agenzia iNfo Salesiana (ANS).

–     La dimensione salesiana della Comunicazione, con don Ricardo Campoli, membro del Settore per la Comunicazione Sociale.

–     La dimensione istituzionale della Comunicazione, con il dott. Fabrizio Vignati, laico collaboratore della Circoscrizione Speciale di Piemonte e Valle d’Aosta (ICP).

–     La Comunicazione e la dimensione della Pastorale Giovanile, con don Miguel Angel García Morcuende, Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile.

A completare il percorso della SSCS nell’Ispettoria MOR ci sarà anche un approfondimento sulla tematica Giustizia e Pace.

“Ci auguriamo che questa scuola rafforzi la nostra missione di comunicazione nel Medio Oriente salesiano, tra centri e scuole, seguendo le orme di Don Bosco, grazie all’accompagnamento che ci viene offerto da tutta la Congregazione Salesiana e in questo caso dal Settore per la Comunicazione Sociale”, ha manifestato nell’occasione don Jabloyan.

Agenzia Notizie Salesiana

Don Cesare Ciman torna alla Casa del Padre

Don Cesare, nasce il 24/09/1936 a S. Giovanni Ilarione (VR) in una solida famiglia cristiana. Riceve il battesimo il 28/09/1936 e la cresima il 27/10/1943.

Entra per la prima volta come aspirante nell’istituto salesiano missionario di Mirabello Monferrato (AL) il 6/10/1950. Fa il noviziato a Villa Moglia (TO) nel 1955 ed emette la prima professione il 16/08/1956.

È destinato all’ispettoria del Medio Oriente, prima ad Aleppo (Siria, 1956-57) e poi a El Houssoun (Libano, 1957-1960) dove consegue la maturità scientifica nel 1959. Svolge il tirocinio nelle case del Cairo (Egitto, 1960-63) dove il 24/07/1962 fa la professione perpetua, e Betlemme (Terra Santa, 1963-64). Studia la teologia a Cremisan (Terra Santa, 1964-68) e riceve l’ordinazione sacerdotale a Gerusalemme il 23/12/1967.

È assegnato alla casa di Alessandria (Egitto) come insegnante (1968-70). Dal 1970 al 1975 ritorna in Italia a Padova dove studia scienze naturali laureandosi nel 1975. Rientra in ispettoria a Beirut come insegnante (1975-76).

Nel 1976 viene trasferito al Cairo El-Sahel e vi rimane fino al 1999. Qui negli anni gli vengono richiesti diversi servizi: insegnante, consigliere, preside e vicario della casa. Nel 1999 rientra in Italia, in famiglia, e vi rimane fino alla morte avvenuta il 07/10/2022 alle ore 22:00.

In questi anni presta il suo servizio alla diocesi di Vicenza ma rimanendo sempre incardinato nelI’ispettoria MOR. D. Cesare apparteneva ufficialmente alla casa ispettoriale di Cremisan. Grati per la sua vita spesa per Dio, i giovani e la

Chiesa, preghiamo il Signore affinché gli conceda il meritato riposo eterno.

Salesiani del Medio Oriente

Sig. GALLO Giulio breve biografia

Il Sig. Giulio nasce a Borgoricco (PD) in seno ad una famiglia tradizionalmente cristiana.

Viene battezzato il 02.02.1938 a Borgoricco e riceve la cresima il 20.02.1946 sempre al suo paese natio.

Entra per la prima volta come aspirante nell’istituto salesiano missionario di Mirabello Monferrato (AL) nel 1950.

Inizia il noviziato a Villa Moglia (TO) il 15.08.1956 e viene assegnato all’ispettoria del Medio Oriente.

Emette la prima professione nel 1957 a Villa Moglia.

Viene inviato a El Houssoun (Libano) a completare i suoi studi superiori dal 1957 al 1959.

 

 

 

 

 

Nel 1959 viene trasferito in Iran dove fa la professione perpetua a Now Shahr il 05.07.1963.

Rimane in questo Paese fino al 1973 svolgendo il suo servizio come factotum, assistente e insegnate.

Nel 1973 l’obbedienza lo destina all’Egitto dove è rimasto fino all’anno della sua morte.

È stato prima ad Alessandria, dal 1973 al 1982, come insegnante e al Cairo El-Sahel, dal 1983 al 2022, da prima come insegnante nel laboratorio di elettronica e poi come factotum.

Si spegne al Cairo dopo una breve malattia il 2 ottobre 2022.

Il sig. Giulio è ricordato come un religioso semplice e generoso, gioviale, appassionato, premuroso, uomo di comunità e preghiera

Salesiani del Medio Oriente

L’Invio missionario della 153° Spedizione Missionaria Salesiana

Domenica 25 Settembre, nella basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino, il Rettore Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha presieduto la Messa con l’invio missionario di 19 Salesiani di Don Bosco e 9 Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA). Sei missionari salesiani non hanno ricevuto il loro visto in tempo. Per i Salesiani è stata la 153a spedizione missionaria, mentre per le FMA è stata la 145a spedizione missionaria.

Insieme al Rettor Maggiore e X Successore di Don Bosco, hanno concelebrato il suo Vicario, don Stefano Martoglio, il Consigliere Generale per le Missioni, don Alfred Maravilla, il Consigliere Generale per la Formazione, don Ivo Coelho, il Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile, don Miguel Angel García Morcuende, 20 Ispettori e tanti altri presbiteri.

Nell’omelia, Don Á.F. Artime ha ribadito che è grazie ai missionari se oggi il carisma salesiano è diffuso in tutto il mondo; senza di loro i salesiani sarebbero pochi e presenti solo in Italia. “Il nostro modo di vivere insieme da tutte le parti del mondo è una parola profetica” ha spiegato, osservando poi come la circostanza dell’invio missionario fosse l’occasione propizia per dire grazie al Signore per la chiamata missionaria di questi religiosi, una chiamata particolare all’interno della vocazione comune salesiana e in grado di trasmettere entusiasmo ai giovani nel nome del Signore, con cuore salesiano.

Il Successore di Don Bosco ha quindi ripreso il dialogo avuto la sera prima con i neo-missionari SDB e FMA: “Oggi lo sguardo non può essere lo stesso dei tempi di Don Bosco, non andiamo ad insegnare a quelli che non sanno. Invece, andiamo a condividere la vita, offrendo quello che noi siamo e sicuramente ricevere molto di più che quello che offriamo”.

Commentando la Parola di Dio, il Rettor Maggiore ha sottolineato come il Vangelo della giornata fosse chiarissimo: c’è un uomo molto ricco, di cui non si sa il nome perché ha il cuore così duro da aver perso se stesso, e un povero di nome Lazzaro. Il problema non è la ricchezza, ma il cuore morto, incapace di vedere qualcosa oltre il proprio io e sentire compassione e misericordia. “Non dimentichiamo che siamo nati per i ragazzi più poveri, non per fare chissà cosa, ma per incontrarli lì dove si trovano i più bisognosi in ogni parte del mondo”. A volte non si tratta di povertà materiale ma del grande vuoto nel senso della vita e la solitudine estrema, a volte non manca niente, ma manca tutto. “Prendetevi cura di voi, ma date il meglio di voi, date la vita tutti i giorni. Tanti ci aspettano senza conoscerci!” ha esortato il Rettor Maggiore.

A seguito della professione di fede, si è svolto il solenne mandato e la consegna delle croci missionarie per mano del Rettor Maggiore. A nome di Madre Chiara Cazzuola, Madre Generale delle FMA, che non ha potuto presenziare, è stata suor Ruth del Pilar Mora, Consigliera Generale per le Missioni, a consegnare la croce missionaria alle missionarie.

“Carissimi fratelli e sorelle, Maria, Madre e Maestra, vi accompagni e vi protegga. A nome di Don Bosco e nella memoria della Prima Spedizione Missionaria, andate e annunciate ai giovani e ai poveri del mondo la gioia di Cristo risorto” sono state le parole di invio di Don Ángel Fernández Artime, che hanno ricordato la Prima Spedizione Missionaria del 1875.

Agenzia Notizie Salesiana

Siria – Il Consigliere per la Regione Mediterranea in Visita Straordinaria nel Paese

(ANS – Damasco) – Nell’ambito della sua Visita Straordinaria all’Ispettoria “Gesù Adolescente” del Medio Oriente, il Consigliere per la Regione Mediterrenea, don Juan Carlos Pérez Godoy, ha visitato tutte le opere salesiane della Siria.

Dal Libano, prima tappa del suo percorso, è partito per Kafroun, la città geograficamente più vicina al Paese dei Cedri, e ha visitato l’opera salesiana locale. Festosa sin dal principio è stata l’accoglienza riservatagli, con circa una cinquantina di ragazzi e ragazze che cantavano in italiano in suo omaggio, alla presenza di animatori, educatori, dei funzionari laici attivi in questa casa, e dei salesiani don Danny Hayek, che lì risiede, don Mario Murru e don Dany Kaurieh, di Aleppo.

Don Pérez Godoy ha incontrato il Consiglio Educativo e l’intera comunità educativa, con i ragazzi e giovani, e ha ascoltato con interesse e partecipazione le esperienze da loro raccontate, arrivando così a conoscere le circostanze e l’ambiente in cui lavorano i salesiani a Kafroun, nonché le difficoltà da loro incontrate a riguardo.

Dopo Kafroun il Consigliere Regionale ha raggiunto Aleppo, dove sorge il centro salesiano “Georges e Mathilde Salem”. Anche in questa seconda occasione ha incontrato ragazzi, giovani e il Consiglio Educativo, ed è stato anche accompagnato in una visita alla città, tra le più colpite durante la guerra, osservando diverse chiese che grazie all’impegno e alla volontà dei fedeli sono già state rimesse in sesto.

Grande festa si è vissuta poi a Damasco, dove gli oltre 350 ragazzi e ragazze che frequentano le scuole superiori e l’oratorio del centro “Don Bosco” hanno celebrato l’arrivo di don Pérez Godoy animando un’atmosfera di gioia e di felicità straordinarie, tra i caratteristici riti folcloristici damasceni.

A Damasco il Consigliere Generale ha percorso le orme di San Paolo, ha vissuto intimamente la storia della sua conversione alle porte di Damasco e ha visitato le aree sante cristiane che sono situate circa a 50 chilometri di Damasco: Saydnaya e Maaloula, con le sue due chiese, dedicate a Santa Thekla e ai Santi Sarkis e Pacho.

Accompagnato dai religiosi attivi a Damasco, don Dany Kerio, don Najib Shennekji e don Felice Cantele, il Visitatore ha avuto modo di conoscere anche il centro salesiano a Maarat Sednaya, così come pure la nuova opera, ancora in ampliamento, del Centro Educativo “Don Bosco” a Jaramana, nei dintorni di Damasco, ch’è stato comunque aperto lo scorso anno per insegnare ai ragazzi e ai giovani del dopo scuola, e che costituisce un rifugio e uno spazio sicuro di studio per i giovani universitari.

Nell’ambito della visita a Damasco il Consigliere Regionale si è radunato con la comunità educativa e il consiglio educativo; ha avuto diversi incontri spontanei con i giovani del centro, partecipando anche alle attività di apertura del campionato di calcio tra le chiese di Damasco e dintorni; e si è incontrato anche con le Figlie di Maria Ausiliatrice, che lavorano sia nell’Ospedale Italiano, sia nell’asilo della scuola.

“La visita di don Juan Carlos in Siria è stata ricca di incontri e piena di spiritualità e di gioia, proprio perché c’è stato un Visitatore che ha percorso lunghe distanze per conoscere un Paese che ha sofferto a lungo per la guerra e che soffre ancora tanti problemi conseguenti alla guerra, che si riflettono in primo luogo sui giovani” hanno commentato i salesiani della Siria.

Agenzia Notizie Salesiana

Siria – Laici corresponsabili nella missione salesiana: Johnny e Georgette

(ANS – Kafroun) – Una storia di sofferenza, certamente, come tutte quelle che riguardano i profughi durante la guerre; ma anche una storia d’amore, quella di una famiglia salda nelle difficoltà; una storia di fedeltà ai propri valori, da parte di una famiglia cristiana e salesiana; una storia di gratitudine, quella di tante persone verso di loro e il loro lavoro: tutto questo è la storia di Johnny e Georgette, una coppia sposata di Salesiani Cooperatori che, dopo essere fuggita da Aleppo nei mesi più duri della guerra in Siria, ha guidato, per otto anni, la prima opera a conduzione laicale in tutta l’Ispettoria del Medio Oriente (MOR), la casa che i salesiani possiedono nella regione montuosa di Kafroun. Ora Johnny e Georgette, insieme alle loro bambine, sono potuti tornare nella loro Aleppo; ma non prima di aver ricevuto il sentito ringraziamento da parte dei Figli di Don Bosco della Siria.

Sono passati oltre 8 anni da quando questa famiglia ha lasciato Aleppo, a motivo della durezza della guerra e delle sue conseguenze, materiali e psicologiche. Era il 2012 quando abbandonarono la loro abitazione e le loro cose, portando con sé quella che all’epoca era la loro unica figlia. In quel momento non potevano sapere che la Provvidenza aveva un incarico speciale per loro.

Arrivati a Kafroun, infatti, i due Salesiani Cooperatori Johnny Ghazi e Georgette Deek sono stati invitati a prendersi la responsabilità di gestire l’opera salesiana lì presente. E loro, in spirito di servizio al Signore e mantenendo sempre il clima familiare tipicamente salesiano, hanno accolto la proposta e accompagnato tutte le iniziative: il catechismo, le attività estive, gli incontri di formazione, l’accoglienza dei gruppi di visitatori che costantemente giungono presso il centro – nato proprio come casa per ritiri…

Circa due settimane fa, durante una visita all’opera, l’Ispettore di MOR, don Alejandro León, ha celebrato un’Eucaristia nella quale li ha voluti pubblicamente ringraziare per il loro servizio e la loro buona amministrazione in questo tempo, durante il quale hanno dato l’esempio di laici cristiani e salesiani e impegnati nella Chiesa e nella società, con i giovani.

Terminato il loro servizio a Kafroun, ora Johnny e Georgette sono tornati con, le loro due figlie, ad Aleppo.

Oggi dalla comunità salesiana in Siria giunge quindi questo messaggio:

“Nonostante le molte difficoltà, hanno vissuto questo servizio con onestà, gioia e sacrificio. Inoltre, la loro è stata la prima esperienza nell’Ispettoria del Medio Oriente, in cui è stata data a dei laici della Famiglia Salesiana la possibilità vivere la spiritualità salesiana con alta responsabilità, mano nella mano con i salesiani consacrati, così come voleva Don Bosco: una sola famiglia per un solo obiettivo, la salvezza delle anime. A nome dei salesiani, dei giovani, delle Famiglie e dei Salesiani Cooperatori del Medio Oriente, vi diciamo: ‘Grazie, Johnny and Georgette!’”

Agenzia Notizie Salesiana

Libano – L’oratorio salesiano è un’oasi di pace in un contesto di crisi

(ANS – El-Houssoun) – L’Estate Ragazzi, organizzata dai salesiani in Libano, nella casa di montagna di El-Houssoun (distretto di Byblos), si rivela sempre più come oasi di pace, serenità e convivialità, in un contesto sociale, politico ed economico drammatico, inedito nella storia centenaria del Libano moderno.

Vi sono coinvolti circa 800 ragazzi e ragazze: libanesi, siriani e iracheni, con decine di animatori volontari, adeguatamente preparati. I siriani e gli iracheni sono tutti rifugiati, residenti in Libano da vari anni: i siriani sono in attesa di poter rientrare nel loro Paese, mentre gli iracheni aspettano di essere accolti in un Paese terzo. Mentre i siriani sono tutti musulmani e gli iracheni cristiani, i libanesi sono misti, ma nella stragrande maggioranza sono cristiani, conformemente alla demografia della zona e abitano in un raggio di 10-15 km dal centro salesiano. Anche i ragazzi siriani risiedono nella zona; gli iracheni, invece, risiedono nei sobborghi di Beirut, a oltre 40 km di distanza. Per tutti, il trasporto è assicurato, come pure la distribuzione quotidiana di un panino e di una bibita.

Mai la casa salesiana di El-Houssoun aveva conosciuto un’Estate Ragazzi così affollata, anche se la frequenza quotidiana è suddivisa nei giorni della settimana secondo la nazionalità e l’età dei partecipanti (dai 6 ai 15 anni).

Un programma formativo e ricreativo collettivo o in gruppi costituisce il nucleo centrale, affiancato da momenti di attività ludiche libere, soprattutto sportive.

“È impressionante vedere la gioia che brilla sul volto di bambini e adolescenti e l’entusiasmo che ci mettono nel partecipare alle varie attività proposte – scrivono dall’Oratorio – Persino le ragazze musulmane che indossano il velo mettono da parte il loro tradizionale riserbo per lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera che le circonda”, aggiungono. Tutto ciò contrasta fortemente con il clima attualmente dominante nel Paese: sfiducia, povertà e, non di rado, miseria, disoccupazione, svalutazione galoppante della lira libanese, instabilità e a volte insicurezza, mancanza di prodotti di base, di medicinali e dei servizi sociali più elementari. Di giorno in giorno, in una crisi che dura ormai da due anni, aggravata dalla terribile esplosione nel porto di Beirut (4 agosto 2020), non si vede alcun spiraglio di luce.

Seminare gioia, fiducia e dare speranza, oltre che dare un aiuto concreto rimane l’obiettivo primario dei figli di Don Bosco nell’attuale situazione del Libano. Si aspetta il giorno in cui la luce finirà per trionfare e allora il Libano tornerà ad essere il “paese-messaggio” descritto dal Papa San Giovanni Paolo II.

Agenzia Notizie Salesiana

Don Caputa presenta Simone Srugi

(ANS – Beitgemal) – Il salesiano don Giovanni Caputa, già docente di Teologia a Cremisan e Gerusalemme (1980-2017), dal 2014 è collaboratore della Causa di beatificazione di Simone Srugi, un salesiano coadiutore che fu una figura centrale per i salesiani del Medio Oriente e che è riconosciuto dalla Chiesa come Venerabile. Don Caputa ha recentemente dato alle stampe un nuovo libro su Simone Srugi (Simone Srugi nella storia di Betgamāl), e oggi ci illustra la storia del Venerabile e il valore di questa sua pubblicazione.

Si parla sempre di Srugi nato in Palestina e orfano in tenera età. Ma come ci sono arrivati i genitori in Palestina? Per lavoro del padre oppure per quali motivi? O erano tutti nati lì come palestinesi DOC?

Simone Srugi ha radici siriane e libanesi, e si può dire che discende da una famiglia cristiana di rifugiati; originariamente si chiamavano Fara‘ūn e attorno al 1550 abitavano a Khàbab, nell’Horān siriano, circa 50 km a sud di Damasco. Di qui, per ragioni socio-economiche, emigrarono a Damasco, poi nella Beqā‘ (Fùrzul, vicino a Zàhlah), ma a causa della crudeltà dell’emiro Harfūsh di Ba‘albak, dovettero fuggire e rifugiarsi a Màshghara e in altri paesi del Libano. Nel secolo 18° uno dei discendenti si trasferì a Tarshīha, nel nord della Palestina, poi un suo figlio si stabilì a Nazaret, dove Simone nacque il 15 aprile 1877, da madre maronita-libanese e padre greco-melkita, ultimo di dieci figli. Strada facendo, i Fara‘ūn avevano adottato il mestiere di fabbricanti di selle per cavalli (sarg/surūg in arabo), perciò quello divenne il loro patronimico: Surūgy/Srugi. Questa storia è contenuta nel registro di famiglia che nel 1964 un pronipote di Simone, abitante a Beirut, ‘Azīz ‘Issa Srugi, mise a disposizione di don Praduroux, che lo trasmise a don Forti, il quale al Hussun stava scrivendo la sua biografia.

Tu avevi già scritto in merito a Srugi nel 2016 un articolo intitolato “Il Venerabile Simone Srugi” per la rivista “Ricerche Storiche Salesiane”: che c’è di nuovo in questo libro?

Don Forti, mio maestro di noviziato, ci faceva leggere, man mano che li dattiloscriveva sulla Olivetti, i vari capitoli che nel 1967 raccolse nel libro Un buon Samaritano concittadino di Gesù. Su quella base ho continuato le ricerche e da esse sono nati alcuni articoli e due libri. Nel 2018 ho pubblicato Vita e scritti di Simone Srugi, che contiene tutta la documentazione. In quest’ultimo, inquadro meglio l’una e gli altri nel loro contesto storico, cioè i cento anni fra la ricostituzione del Patriarcato latino di Gerusalemme (1847) e la spartizione della Palestina (1947). Essa faceva parte di una regione che nel corso di quel secolo ha cambiato completamente volto, dal punto di vista politico, socio-economico, culturale e religioso: due guerre mondiali; caduta dell’Impero Turco; epoca coloniale; genocidio armeno; Mandato britannico; immigrazione ebraica; rivoluzione araba… Le cartine e la “galleria fotografica”, che completano il volume, aiutano a farsi un’idea.

Su quello sfondo acquista risalto la vita e l’azione di Srugi che, dopo la fanciullezza a Nazaret e gli anni di apprendistato a Betlemme (infermiere, sarto e panettiere), fece la professione religiosa come coadiutore salesiano (1896) e svolse la sua missione per 50 anni a Betgamāl. In questa località fuori mano e malarica, distante 30 km a sud-ovest da Gerusalemme e una sessantina da Giaffa-Tel Aviv, i salesiani accoglievano orfani palestinesi, profughi armeni, libanesi, siriani, infine anche polacchi. Gestivano una scuola agricola con annessi mulino, frantoio, cantina e dispensario medico-farmaceutico. Simone fu maestro e catechista dei piccoli, cerimoniere nel santuario di Santo Stefano e soprattutto infermiere: per la sua bontà e le doti di “guaritore” che la gente gli attribuiva, gli ammalati venivano a lui a decine ogni giorno, da una cinquantina di villaggi. Secondo i dati dei registri superstiti, si calcola che medicò decine di migliaia di poveri ammalati, negli ultimi 14 anni con l’aiuto di una suora salesiana.

Non era affatto facile vivere e lavorare mantenendo la calma fra tanti sconvolgimenti, in quell’ambiente segnato dalla povertà e dalla malaria, aperto agli sconfinamenti dei beduini con le loro greggi, scenario di scontri armati fra nazionalisti palestinesi e coloni ebrei. Ma con la grazia di Dio e con l’esercizio quotidiano dell’umiltà, carità e dolcezza, Simone ci riuscì, e insieme a lui un bel gruppo di salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, che migliaia di exallievi e gente del posto ricordavano con riconoscenza e ammirazione.

Che cosa significa “Venerabile”?

Un cristiano (maschio o femmina, giovane o adulto, laico, religiosa o chierico) che abbia vissuto in forma esemplare, da “servo di Dio”, merita di essere presentato a tutti come modello e intercessore. Le sue azioni e i suoi scritti vengono esaminati da appositi tribunali ecclesiastici in un vero e proprio processo canonico che ha un lungo iter. Accertato il riscontro storico-documentario dei fatti da parte di coloro che lo conobbero e testimoniano che ha praticato in grado eroico tutte le virtù (cardinali, morali, teologali), viene dichiarato “venerabile”. Dopo il processo del 1964-66 (in cui don Bedon e don Cozzolino fecero da segretari) e del 1981-83 (lo feci io), Simone Srugi ha raggiunto questo traguardo intermedio nel 1993, cioè 50 anni dopo la morte! Ora si aspetta che Dio, per sua intercessione, compia due miracoli successivi (in genere di guarigione fisica) perché sia dichiarato “beato”, e infine “santo canonizzato”. Dipende anche da noi, nel senso che possiamo contribuire con le nostre preghiere!

Cosa ha lasciato scritto Srugi? Di che tipo sono i suoi scritti?

Ci è pervenuto il piccolo taccuino su cui appuntava i propositi durante gli Esercizi Spirituali annuali. Per il resto non era uno scrittore, dotato di formazione letteraria, che abbia inteso di scrivere qualche libro, e neppure di tenere un epistolario. Era un uomo pratico, molto semplice, un educatore salesiano, che amava leggere i libri di Don Bosco, manuali di pietà, vite dei santi …, e da essi trascriveva brevi frasi, sentenze o “massime” che distribuiva in striscette di carta ai confratelli e ai ragazzi. Somigliano agli odierni tweet o sms.

Eccone alcuni:

–      Vale più un “grazie a Dio”, un “Dio sia benedetto” nelle avversità, che mille ringraziamenti nelle prosperità.

–      Dio fa le cose adagio, ma le fa bene.

–      La pazienza è una buon’erba, ma non cresce in tutti gli orti.

–      Portate ogni giorno la croce di ogni giorno con la grazia di ogni giorno.

–      La croce, se è amata, non è che mezza croce, perché l’amore di Gesù addolcisce tutto, e non si soffre molto, che quando si ama poco.

–      Vale più alzare una paglia per ubbidienza, che digiunare una quaresima per propria elezione.

–      Non si hanno a cercare in piazza i nemici, mentre il più aspro sta nascosto dentro di te, anzi tu sei quel medesimo. Perciò guarda l’anima tua da te stesso.

–      Don Bosco ha assicurato a tutti i suoi figli: Lavoro, pane e paradiso.

–      La felicità di piacere a Dio con far bene tutte le cose è un saggio del paradiso.

Come e dove acquistare il libro?

Le restrizioni per il Covid hanno impedito che andassi a pubblicare il libro in Italia. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: qui a Gerusalemme, generosi benefattori hanno coperto le spese di stampa. Perciò a chi fosse interessato, posso inviare copia omaggio, basta che mi faccia avere l’indirizzo postale. Aggiungo che il libro verrà inserito a breve nella Biblioteca Salesiana online (SDL = Salesian Digital Library).

Agenzia Notizie Salesiana