Siria – Il Consigliere per la Regione Mediterranea in Visita Straordinaria nel Paese

(ANS – Damasco) – Nell’ambito della sua Visita Straordinaria all’Ispettoria “Gesù Adolescente” del Medio Oriente, il Consigliere per la Regione Mediterrenea, don Juan Carlos Pérez Godoy, ha visitato tutte le opere salesiane della Siria.

Dal Libano, prima tappa del suo percorso, è partito per Kafroun, la città geograficamente più vicina al Paese dei Cedri, e ha visitato l’opera salesiana locale. Festosa sin dal principio è stata l’accoglienza riservatagli, con circa una cinquantina di ragazzi e ragazze che cantavano in italiano in suo omaggio, alla presenza di animatori, educatori, dei funzionari laici attivi in questa casa, e dei salesiani don Danny Hayek, che lì risiede, don Mario Murru e don Dany Kaurieh, di Aleppo.

Don Pérez Godoy ha incontrato il Consiglio Educativo e l’intera comunità educativa, con i ragazzi e giovani, e ha ascoltato con interesse e partecipazione le esperienze da loro raccontate, arrivando così a conoscere le circostanze e l’ambiente in cui lavorano i salesiani a Kafroun, nonché le difficoltà da loro incontrate a riguardo.

Dopo Kafroun il Consigliere Regionale ha raggiunto Aleppo, dove sorge il centro salesiano “Georges e Mathilde Salem”. Anche in questa seconda occasione ha incontrato ragazzi, giovani e il Consiglio Educativo, ed è stato anche accompagnato in una visita alla città, tra le più colpite durante la guerra, osservando diverse chiese che grazie all’impegno e alla volontà dei fedeli sono già state rimesse in sesto.

Grande festa si è vissuta poi a Damasco, dove gli oltre 350 ragazzi e ragazze che frequentano le scuole superiori e l’oratorio del centro “Don Bosco” hanno celebrato l’arrivo di don Pérez Godoy animando un’atmosfera di gioia e di felicità straordinarie, tra i caratteristici riti folcloristici damasceni.

A Damasco il Consigliere Generale ha percorso le orme di San Paolo, ha vissuto intimamente la storia della sua conversione alle porte di Damasco e ha visitato le aree sante cristiane che sono situate circa a 50 chilometri di Damasco: Saydnaya e Maaloula, con le sue due chiese, dedicate a Santa Thekla e ai Santi Sarkis e Pacho.

Accompagnato dai religiosi attivi a Damasco, don Dany Kerio, don Najib Shennekji e don Felice Cantele, il Visitatore ha avuto modo di conoscere anche il centro salesiano a Maarat Sednaya, così come pure la nuova opera, ancora in ampliamento, del Centro Educativo “Don Bosco” a Jaramana, nei dintorni di Damasco, ch’è stato comunque aperto lo scorso anno per insegnare ai ragazzi e ai giovani del dopo scuola, e che costituisce un rifugio e uno spazio sicuro di studio per i giovani universitari.

Nell’ambito della visita a Damasco il Consigliere Regionale si è radunato con la comunità educativa e il consiglio educativo; ha avuto diversi incontri spontanei con i giovani del centro, partecipando anche alle attività di apertura del campionato di calcio tra le chiese di Damasco e dintorni; e si è incontrato anche con le Figlie di Maria Ausiliatrice, che lavorano sia nell’Ospedale Italiano, sia nell’asilo della scuola.

“La visita di don Juan Carlos in Siria è stata ricca di incontri e piena di spiritualità e di gioia, proprio perché c’è stato un Visitatore che ha percorso lunghe distanze per conoscere un Paese che ha sofferto a lungo per la guerra e che soffre ancora tanti problemi conseguenti alla guerra, che si riflettono in primo luogo sui giovani” hanno commentato i salesiani della Siria.

Agenzia Notizie Salesiana

Siria – Laici corresponsabili nella missione salesiana: Johnny e Georgette

(ANS – Kafroun) – Una storia di sofferenza, certamente, come tutte quelle che riguardano i profughi durante la guerre; ma anche una storia d’amore, quella di una famiglia salda nelle difficoltà; una storia di fedeltà ai propri valori, da parte di una famiglia cristiana e salesiana; una storia di gratitudine, quella di tante persone verso di loro e il loro lavoro: tutto questo è la storia di Johnny e Georgette, una coppia sposata di Salesiani Cooperatori che, dopo essere fuggita da Aleppo nei mesi più duri della guerra in Siria, ha guidato, per otto anni, la prima opera a conduzione laicale in tutta l’Ispettoria del Medio Oriente (MOR), la casa che i salesiani possiedono nella regione montuosa di Kafroun. Ora Johnny e Georgette, insieme alle loro bambine, sono potuti tornare nella loro Aleppo; ma non prima di aver ricevuto il sentito ringraziamento da parte dei Figli di Don Bosco della Siria.

Sono passati oltre 8 anni da quando questa famiglia ha lasciato Aleppo, a motivo della durezza della guerra e delle sue conseguenze, materiali e psicologiche. Era il 2012 quando abbandonarono la loro abitazione e le loro cose, portando con sé quella che all’epoca era la loro unica figlia. In quel momento non potevano sapere che la Provvidenza aveva un incarico speciale per loro.

Arrivati a Kafroun, infatti, i due Salesiani Cooperatori Johnny Ghazi e Georgette Deek sono stati invitati a prendersi la responsabilità di gestire l’opera salesiana lì presente. E loro, in spirito di servizio al Signore e mantenendo sempre il clima familiare tipicamente salesiano, hanno accolto la proposta e accompagnato tutte le iniziative: il catechismo, le attività estive, gli incontri di formazione, l’accoglienza dei gruppi di visitatori che costantemente giungono presso il centro – nato proprio come casa per ritiri…

Circa due settimane fa, durante una visita all’opera, l’Ispettore di MOR, don Alejandro León, ha celebrato un’Eucaristia nella quale li ha voluti pubblicamente ringraziare per il loro servizio e la loro buona amministrazione in questo tempo, durante il quale hanno dato l’esempio di laici cristiani e salesiani e impegnati nella Chiesa e nella società, con i giovani.

Terminato il loro servizio a Kafroun, ora Johnny e Georgette sono tornati con, le loro due figlie, ad Aleppo.

Oggi dalla comunità salesiana in Siria giunge quindi questo messaggio:

“Nonostante le molte difficoltà, hanno vissuto questo servizio con onestà, gioia e sacrificio. Inoltre, la loro è stata la prima esperienza nell’Ispettoria del Medio Oriente, in cui è stata data a dei laici della Famiglia Salesiana la possibilità vivere la spiritualità salesiana con alta responsabilità, mano nella mano con i salesiani consacrati, così come voleva Don Bosco: una sola famiglia per un solo obiettivo, la salvezza delle anime. A nome dei salesiani, dei giovani, delle Famiglie e dei Salesiani Cooperatori del Medio Oriente, vi diciamo: ‘Grazie, Johnny and Georgette!’”

Agenzia Notizie Salesiana

Libano – L’oratorio salesiano è un’oasi di pace in un contesto di crisi

(ANS – El-Houssoun) – L’Estate Ragazzi, organizzata dai salesiani in Libano, nella casa di montagna di El-Houssoun (distretto di Byblos), si rivela sempre più come oasi di pace, serenità e convivialità, in un contesto sociale, politico ed economico drammatico, inedito nella storia centenaria del Libano moderno.

Vi sono coinvolti circa 800 ragazzi e ragazze: libanesi, siriani e iracheni, con decine di animatori volontari, adeguatamente preparati. I siriani e gli iracheni sono tutti rifugiati, residenti in Libano da vari anni: i siriani sono in attesa di poter rientrare nel loro Paese, mentre gli iracheni aspettano di essere accolti in un Paese terzo. Mentre i siriani sono tutti musulmani e gli iracheni cristiani, i libanesi sono misti, ma nella stragrande maggioranza sono cristiani, conformemente alla demografia della zona e abitano in un raggio di 10-15 km dal centro salesiano. Anche i ragazzi siriani risiedono nella zona; gli iracheni, invece, risiedono nei sobborghi di Beirut, a oltre 40 km di distanza. Per tutti, il trasporto è assicurato, come pure la distribuzione quotidiana di un panino e di una bibita.

Mai la casa salesiana di El-Houssoun aveva conosciuto un’Estate Ragazzi così affollata, anche se la frequenza quotidiana è suddivisa nei giorni della settimana secondo la nazionalità e l’età dei partecipanti (dai 6 ai 15 anni).

Un programma formativo e ricreativo collettivo o in gruppi costituisce il nucleo centrale, affiancato da momenti di attività ludiche libere, soprattutto sportive.

“È impressionante vedere la gioia che brilla sul volto di bambini e adolescenti e l’entusiasmo che ci mettono nel partecipare alle varie attività proposte – scrivono dall’Oratorio – Persino le ragazze musulmane che indossano il velo mettono da parte il loro tradizionale riserbo per lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera che le circonda”, aggiungono. Tutto ciò contrasta fortemente con il clima attualmente dominante nel Paese: sfiducia, povertà e, non di rado, miseria, disoccupazione, svalutazione galoppante della lira libanese, instabilità e a volte insicurezza, mancanza di prodotti di base, di medicinali e dei servizi sociali più elementari. Di giorno in giorno, in una crisi che dura ormai da due anni, aggravata dalla terribile esplosione nel porto di Beirut (4 agosto 2020), non si vede alcun spiraglio di luce.

Seminare gioia, fiducia e dare speranza, oltre che dare un aiuto concreto rimane l’obiettivo primario dei figli di Don Bosco nell’attuale situazione del Libano. Si aspetta il giorno in cui la luce finirà per trionfare e allora il Libano tornerà ad essere il “paese-messaggio” descritto dal Papa San Giovanni Paolo II.

Agenzia Notizie Salesiana

Don Caputa presenta Simone Srugi

(ANS – Beitgemal) – Il salesiano don Giovanni Caputa, già docente di Teologia a Cremisan e Gerusalemme (1980-2017), dal 2014 è collaboratore della Causa di beatificazione di Simone Srugi, un salesiano coadiutore che fu una figura centrale per i salesiani del Medio Oriente e che è riconosciuto dalla Chiesa come Venerabile. Don Caputa ha recentemente dato alle stampe un nuovo libro su Simone Srugi (Simone Srugi nella storia di Betgamāl), e oggi ci illustra la storia del Venerabile e il valore di questa sua pubblicazione.

Si parla sempre di Srugi nato in Palestina e orfano in tenera età. Ma come ci sono arrivati i genitori in Palestina? Per lavoro del padre oppure per quali motivi? O erano tutti nati lì come palestinesi DOC?

Simone Srugi ha radici siriane e libanesi, e si può dire che discende da una famiglia cristiana di rifugiati; originariamente si chiamavano Fara‘ūn e attorno al 1550 abitavano a Khàbab, nell’Horān siriano, circa 50 km a sud di Damasco. Di qui, per ragioni socio-economiche, emigrarono a Damasco, poi nella Beqā‘ (Fùrzul, vicino a Zàhlah), ma a causa della crudeltà dell’emiro Harfūsh di Ba‘albak, dovettero fuggire e rifugiarsi a Màshghara e in altri paesi del Libano. Nel secolo 18° uno dei discendenti si trasferì a Tarshīha, nel nord della Palestina, poi un suo figlio si stabilì a Nazaret, dove Simone nacque il 15 aprile 1877, da madre maronita-libanese e padre greco-melkita, ultimo di dieci figli. Strada facendo, i Fara‘ūn avevano adottato il mestiere di fabbricanti di selle per cavalli (sarg/surūg in arabo), perciò quello divenne il loro patronimico: Surūgy/Srugi. Questa storia è contenuta nel registro di famiglia che nel 1964 un pronipote di Simone, abitante a Beirut, ‘Azīz ‘Issa Srugi, mise a disposizione di don Praduroux, che lo trasmise a don Forti, il quale al Hussun stava scrivendo la sua biografia.

Tu avevi già scritto in merito a Srugi nel 2016 un articolo intitolato “Il Venerabile Simone Srugi” per la rivista “Ricerche Storiche Salesiane”: che c’è di nuovo in questo libro?

Don Forti, mio maestro di noviziato, ci faceva leggere, man mano che li dattiloscriveva sulla Olivetti, i vari capitoli che nel 1967 raccolse nel libro Un buon Samaritano concittadino di Gesù. Su quella base ho continuato le ricerche e da esse sono nati alcuni articoli e due libri. Nel 2018 ho pubblicato Vita e scritti di Simone Srugi, che contiene tutta la documentazione. In quest’ultimo, inquadro meglio l’una e gli altri nel loro contesto storico, cioè i cento anni fra la ricostituzione del Patriarcato latino di Gerusalemme (1847) e la spartizione della Palestina (1947). Essa faceva parte di una regione che nel corso di quel secolo ha cambiato completamente volto, dal punto di vista politico, socio-economico, culturale e religioso: due guerre mondiali; caduta dell’Impero Turco; epoca coloniale; genocidio armeno; Mandato britannico; immigrazione ebraica; rivoluzione araba… Le cartine e la “galleria fotografica”, che completano il volume, aiutano a farsi un’idea.

Su quello sfondo acquista risalto la vita e l’azione di Srugi che, dopo la fanciullezza a Nazaret e gli anni di apprendistato a Betlemme (infermiere, sarto e panettiere), fece la professione religiosa come coadiutore salesiano (1896) e svolse la sua missione per 50 anni a Betgamāl. In questa località fuori mano e malarica, distante 30 km a sud-ovest da Gerusalemme e una sessantina da Giaffa-Tel Aviv, i salesiani accoglievano orfani palestinesi, profughi armeni, libanesi, siriani, infine anche polacchi. Gestivano una scuola agricola con annessi mulino, frantoio, cantina e dispensario medico-farmaceutico. Simone fu maestro e catechista dei piccoli, cerimoniere nel santuario di Santo Stefano e soprattutto infermiere: per la sua bontà e le doti di “guaritore” che la gente gli attribuiva, gli ammalati venivano a lui a decine ogni giorno, da una cinquantina di villaggi. Secondo i dati dei registri superstiti, si calcola che medicò decine di migliaia di poveri ammalati, negli ultimi 14 anni con l’aiuto di una suora salesiana.

Non era affatto facile vivere e lavorare mantenendo la calma fra tanti sconvolgimenti, in quell’ambiente segnato dalla povertà e dalla malaria, aperto agli sconfinamenti dei beduini con le loro greggi, scenario di scontri armati fra nazionalisti palestinesi e coloni ebrei. Ma con la grazia di Dio e con l’esercizio quotidiano dell’umiltà, carità e dolcezza, Simone ci riuscì, e insieme a lui un bel gruppo di salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, che migliaia di exallievi e gente del posto ricordavano con riconoscenza e ammirazione.

Che cosa significa “Venerabile”?

Un cristiano (maschio o femmina, giovane o adulto, laico, religiosa o chierico) che abbia vissuto in forma esemplare, da “servo di Dio”, merita di essere presentato a tutti come modello e intercessore. Le sue azioni e i suoi scritti vengono esaminati da appositi tribunali ecclesiastici in un vero e proprio processo canonico che ha un lungo iter. Accertato il riscontro storico-documentario dei fatti da parte di coloro che lo conobbero e testimoniano che ha praticato in grado eroico tutte le virtù (cardinali, morali, teologali), viene dichiarato “venerabile”. Dopo il processo del 1964-66 (in cui don Bedon e don Cozzolino fecero da segretari) e del 1981-83 (lo feci io), Simone Srugi ha raggiunto questo traguardo intermedio nel 1993, cioè 50 anni dopo la morte! Ora si aspetta che Dio, per sua intercessione, compia due miracoli successivi (in genere di guarigione fisica) perché sia dichiarato “beato”, e infine “santo canonizzato”. Dipende anche da noi, nel senso che possiamo contribuire con le nostre preghiere!

Cosa ha lasciato scritto Srugi? Di che tipo sono i suoi scritti?

Ci è pervenuto il piccolo taccuino su cui appuntava i propositi durante gli Esercizi Spirituali annuali. Per il resto non era uno scrittore, dotato di formazione letteraria, che abbia inteso di scrivere qualche libro, e neppure di tenere un epistolario. Era un uomo pratico, molto semplice, un educatore salesiano, che amava leggere i libri di Don Bosco, manuali di pietà, vite dei santi …, e da essi trascriveva brevi frasi, sentenze o “massime” che distribuiva in striscette di carta ai confratelli e ai ragazzi. Somigliano agli odierni tweet o sms.

Eccone alcuni:

–      Vale più un “grazie a Dio”, un “Dio sia benedetto” nelle avversità, che mille ringraziamenti nelle prosperità.

–      Dio fa le cose adagio, ma le fa bene.

–      La pazienza è una buon’erba, ma non cresce in tutti gli orti.

–      Portate ogni giorno la croce di ogni giorno con la grazia di ogni giorno.

–      La croce, se è amata, non è che mezza croce, perché l’amore di Gesù addolcisce tutto, e non si soffre molto, che quando si ama poco.

–      Vale più alzare una paglia per ubbidienza, che digiunare una quaresima per propria elezione.

–      Non si hanno a cercare in piazza i nemici, mentre il più aspro sta nascosto dentro di te, anzi tu sei quel medesimo. Perciò guarda l’anima tua da te stesso.

–      Don Bosco ha assicurato a tutti i suoi figli: Lavoro, pane e paradiso.

–      La felicità di piacere a Dio con far bene tutte le cose è un saggio del paradiso.

Come e dove acquistare il libro?

Le restrizioni per il Covid hanno impedito che andassi a pubblicare il libro in Italia. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: qui a Gerusalemme, generosi benefattori hanno coperto le spese di stampa. Perciò a chi fosse interessato, posso inviare copia omaggio, basta che mi faccia avere l’indirizzo postale. Aggiungo che il libro verrà inserito a breve nella Biblioteca Salesiana online (SDL = Salesian Digital Library).

Agenzia Notizie Salesiana

Libano – Festa di Don Bosco per i giovani della “Don Bosco Association” di Zgharta

Zgharta, Libano – febbraio 2020 – La famiglia di Don Bosco a Zgharta come ogni anno ha celebrato il 1° febbraio, nella chiesa di “Nostra Signora di Zgharta”, la Messa in onore di Don Bosco a cui hanno preso parte i giovani della “Don Bosco Association”. La Messa è stata presieduta da don Jean Moura, mentore dell’associazione che da 21 anni assiste i giovani con il carisma di Don Bosco. Dopo la Messa la famiglia di Don Bosco ha presentato al pubblico spettacoli artistici incentrati sulla missione del Santo dei Giovani.

Scritto da: ANS – Agenzia d’Informazione Salesiana

The Salesian commitment for migrants at the International “Migration and Peace” Forum

The Salesians are the children of a migrant, Don Bosco, who came from the rural area of Castelnuovo d’Asti and moved to Turin.

The first people he worked for were young migrants and the first missionaries in Argentina had to take care of Italian migrants. But above all, today, the Salesians work with and for migrants, especially children and youth, in all continents. That’s why the Salesians are taking part in the International “Migration and Peace” Forum, going on these days (21-22 February) at the Vatican.

The event was organized by the Department for Integral Human Development of the “Scalabrini International Migration Network” (SIMN) and the Konrad Adenauer Foundation.

Yesterday Pope Francis also took part. In his speech he asked people to be neighbours to migrants and he suggested four key words: welcome, protect, promote and integrate.

For their part, the Salesians Fr Martín Lasarte and Fr George Menamparampil from the Department for the Missions, had the opportunity to present the work of the Sons of Don Bosco with migrants. Migrants are the privileged recipients of the Salesian mission. Of 65.3 million refugees and IDPs (UNHCR data), more than half are minors and most of the others are also young.

In the different Salesian works – schools, vocational training centres, oratories, social works and parishes – in over 130 countries around the world, Salesians are in direct contact with around 10.6 million people, of whom it is estimated that 16% are refugees, IDPs or first or second generation immigrants.

The Salesian mission, therefore, involves about 1.7 million people “on the move”, including about 400 thousand refugees, displaced persons and asylum seekers.

Emergency operations are undertaken whenever necessary, but the priority for Salesians is the development of educational processes that, over a sufficient time, will enable migrants to enter the labour market and become members of the host society.

On the other hand, the Salesians also work to pass on to the host society the gospel value of solidarity.

They are also involved in specific initiatives against human trafficking such as those of “PARA” NGO in the Indian region, or “Stop Trafficking”, in collaboration with the NGO “VIS” in West Africa and Ethiopia.

The Salesians also drew attention to the need to strengthen and develop more systematic global collaboration with other Catholic institutions working in the same sector.

The Salesian Youth Centres in Spain in solidarity with those in Syria

The Don Bosco Confederation of Salesian Youth Centres, together with the National Commission of Salesian Oratories and Youth Centres in Spain, has launched a project called “Suriya” (phonetic transcription of the Arabic word “Syria”).

Given the complexity of any project to welcome Syrian refugees, those responsible for the Don Bosco Confederation wondered if they could help their colleagues in Syria who are working with children and young people in their own situation, realizing that they know best what is to be done. This led to an awareness project among the children and young people who attend the Salesian youth centres in Spain, and out of this came the solidarity project called “Suriya”.

The project arose as a short, medium and long-term commitment, thanks to the twinning of the Salesian Youth Centres in Spain and Syria. This will raise the level of awareness, support and fundraising to help cover the material needs of the Syrian oratories. There are three main areas of intervention: material needs (such as food, medicine and clothes); materials for study (stationery, etc.) and psychological training for the team of leaders; and, finally, material for recreational activities (balls, nets, etc.).

Among the various awareness-raising activities planned are the preparation of teaching units that work for different age groups and make them aware of the Syrian reality and the objectives of the project. They are also organizing a travelling photographic exhibition on the reality of refugees. There will be a visit to Syria by a delegation of Spanish youth centres, and some Syrian leaders will be involved in the summer activities of the Spanish oratories. There will also be a prayer vigil at the same time in various centres of the two countries, organized by the Salesian Youth Movement.

For the fundraising efforts, a special bank account has been opened and a “Solidarity Fair” campaign has been launched in various centres.

The Suriya project is carried out in close collaboration between the National Committee of Spain’s Youth Centres, and the delegates of Youth Ministry of the Salesians and the Daughters of Mary Help of Christians in Syria.

The Don Bosco Confederation was founded in 1991 and today it has 127 Salesian youth centres in Spain, with about 5,800 volunteers, 180 professionals, and 57,000 beneficiaries.